L’inflazione torna a crescere in Italia: +8,3% ad Aprile

Istat. A pesare la nuova accelerazione dei beni energetici, mentre frena la corsa di quelli alimentari. Inflazione acquisita per il 2023 a +5,4%

I prezzi rimbalzano. E ancora in misura molto evidente. In aprile secondo le stime preliminari dell’Istat l’inflazione ha visto risalire la china, portandosi all’8,3% annuo, con una variazione mensile del +0,5%: i dati si confrontano con il 7,6% di marzo, mese in cui i prezzi al consumo erano scesi dello 0,4%. La causa di questa battuta d’arresto della parabola discendente dell’inflazione è la nuova accelerazione dei beni energetici, il cui andamento, nonostante la flessione dello 0,8% su base congiunturale, sconta un “effetto base” sfavorevole con lo scorso anno (-5,8% il congiunturale di aprile 2022).

In sostanza sono risaliti benzina e gasolio, ma anche altri fattori hanno influiti nelle bollette, come la reintroduzione degli oneri di sistema.

Nel settore alimentare, i prezzi dei prodotti lavorati, come anche quelli dei beni non lavorati, evidenziano un’attenuazione della loro crescita su base annua, che contribuisce alla stabilizzazione dell’inflazione di fondo (ferma al +6,3%). Si accentua, infine, la frenata su base tendenziale dei prezzi del “carrello della spesa”, che ad aprile si attestano a +12,1%.

Quindi, come detto, l’accelerazione del tasso di inflazione si deve, in prima battuta, all’aumento su base tendenziale dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (da+18,9% a +26,7%) e, in misura minore, a quelli dei servizi ricreativi, culturali e perla cura della persona (da +6,3% a +6,7%) e dei servizi vari (da +2,5% a +2,9%). Tali effetti sono stati solo in parte compensati dalla flessione più marcata dei prezzi degli energetici regolamentati (da -20,3% a -26,4%) e dal rallentamento di quelli degli Alimentari lavorati (da +15,3% a +14,7%), degli Alimentari non lavorati (da+9,1% a +8,4%), dei Servizi relativi all’abitazione (da +3,5% a +3,2%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +6,3% a +6,0%).

L’”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, resta stabile a +6,3%, così come quella al netto dei soli beni energetici (a +6,4% come registrato a marzo).

Si accentua la crescita su base annua dei prezzi dei beni (da +9,7% a +10,6%) e, in modo più contenuto, dei servizi (da +4,5% a +4,7%), portando il differenziale inflazionistico tra il comparto dei servizi e quello dei beni a -5,9 punti percentuali, da -5,2 di marzo. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona mostrano un nuovo rallentamento in termini tendenziali (da +12,6% a +12,1%), mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto accelerano la loro crescita (da +7,6% a +8,2%).

L’aumento congiunturale dell’indice generale si deve principalmente all’aumento dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti e degli energetici non regolamentati (entrambi a +2,4%), degli alimentari lavorati (+1,1%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,9%) e dei beni non durevoli (+0,6%); tali effetti sono stati solo in parte compensati dal calo dei prezzi degli Energetici regolamentati (-19,3%).

L’inflazione acquisita per il 2023 è pari a +5,4%per l’indice generale e a +4,6% per la componente di fondo. In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dell’1,0% su base mensile e del 8,8% su base annua (in accelerazione da +8,1% di marzo). L’aumento congiunturale dell’IPCA, più accentuato rispetto a quella del NIC, è spiegato dalla fine dei saldi stagionali prolungatisi in parte anche a marzo (di cui il NIC non tiene conto); i prezzi di abbigliamento e calzature aumentano sul mese del+4,8%.
Come detto, quindi, l’inflazione torna a crescere, dopo quattro mesi di calo. Il picco era stato raggiunto a ottobre e novembre con un +11,8% congiunturale: dopo è via via iniziata una fase discendete, generata dal progressivo calo dei prezzi energetici e in particolare del gas: 11,6% di cembre, 10% a gennaio, 9,1% a febbraio e 7,6% a marzo.
Per il centro studi di Confcommercio la ripresa dell’inflazione registrata nel mese di aprile, «pur consolidando i timori di un percorso di rientro non privo di ostacoli e non immediato, non va letta con eccessivo allarme. Il dato italiano si inserisce, inoltre, in un contesto europeo in cui il rallentamento delle dinamiche inflazionistiche, seppure avviato, mostra analoghi elementi di difficoltà, contemporanee interruzioni e andamenti non omogenei tra Paesi».

Carlo Marroni – Il Sole 24 Ore- © Riproduzione riservata