Dal 06/07 ai privati la scelta sulle multe via Pec

Si punta a tagliare i costi di notifica e a dare una maggiore certezza dell’avvenuta consegna

Il postino suona sempre due volte. Da ora in poi potrebbe non suonare più.

Bisognerà, però, stare molto attenti all’App su smartphone o tablet della propria posta elettronica certificata (Pec): multe, accertamenti ma anche comunicazioni di rimborsi sono destinati a viaggiare sono in digitale, tagliando così per le amministrazioni statali o locali che le recapitano i costi di notifica e le incertezze relative all’effettivo recapito.

La grande novità è che dal 6 luglio nell’indice nazionale dei domicili digitali (Inad), che raccoglie tutti gli indirizzi Pec, debutteranno anche i privati cittadini che per loro libera scelta dal 6 giugno hanno comunicato il proprio recapito certificato accedendo al sito domiciliodigitale.gov.it attraverso le proprie credenziali Spid, Cie (carta di identità elettronica) o Cns (carta nazionale dei servizi).

Una facoltà, dunque, con cui si mette in conto che il proprio indirizzo Pec sarà “reperibile” pubblicamente e utilizzabile dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali per inviare i propri atti con una comunicazione valida ai fini legali. Con una serie di esclusioni come, tra gli altri, gli atti dei processi civile, penale, amministrativo, telematico o gli atti di esproprio.

Di fatti, però, chi effettua la scelta poi dovrà assumersi le conseguenze nel senso che poi non potrà eventualmente contestare una mancata notifica se non ha controllato nella propria casella di posta elettronica certificata. La possibilità di facoltativa riguarda i privati cittadini che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età e che abbiano la capacità di agire, i professionisti non ordinistici e gli enti di diritto privato non tenuti all’iscrizione nell’Ini-Pec.

Proprio quest’ultimo è l’indice degli indirizzi di posta elettronica certificata per i soggetti che hanno già l’obbligo di dotarsene e di comunicarlo. Si tratta di 2,4 milioni di indirizzi provenienti da Ordini e collegi professionali e di 4,9 milioni di indirizzi di società e imprese individuali. Questi complessivi 7,3 milioni di recapiti di posta elettronica certificata saranno “riversati” anche nell’Inad, rappresentando quindi la base di partenza a cui si aggiungeranno quelli comunicati in modo facoltativo dai privati cittadini. In ogni caso a tutela di chi non ha ancora “eletto” domicilio digitale è stata prevista una salvaguardia nell’iter parlamentare del Dl 51/2023 (la legge 87/2023 di conversione è stata pubblicata ieri in «Gazzetta Ufficiale»).

In pratica, il gestore della piattaforma notifiche digitali (Pnd) sarà tenuto a inviare ai cittadini senza pec fino al 30 novembre 2023 una copia analogica dell’atto insieme all’avviso di avvenuta ricezione in forma cartacea qualora non si sia perfezionata la consegna tramite appunto la piattaforma. Una salvaguardia che va di pari passo gradualità degli obiettivi indicati dal Pnrr, in base al quale entro fine 2023 devono essere almeno 800 le amministrazioni centrali e locali ad aderire alla piattaforma. Numero destinato poi a salire a 6.400 entro la fine del secondo trimestre 2026.

di Giovanni Parente – Il Sole 24 Ore- © Riproduzione riservata