Cash pooling nei gruppi societari, quando conviene e quale modello scegliere

Articolo a cura di Studio Mudol

Dalla gestione efficiente della liquidità alla scelta tra physical, notional e nordic pooling: vantaggi, requisiti e criticità operative di uno strumento sempre più centrale per la tesoreria dei gruppi

Autore: Marco Nessi

La gestione accentrata della tesoreria nei gruppi societari rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per ottimizzare i flussi di cassa e ridurre il costo della liquidità. Il cash pooling (il cui nome indica esattamente questa funzione) consente a un insieme di società legate da rapporti di controllo di mettere in comune le proprie disponibilità finanziarie, compensando i saldi attivi di alcune con i fabbisogni di altre, evitando in questo modo il contemporaneo ricorso al credito bancario da parte delle entità in deficit e l'immobilizzo improduttivo di liquidità presso quelle in surplus.

Lo strumento, già diffuso nei grandi gruppi internazionali, ha assunto crescente rilevanza soprattutto a partire dalla crisi finanziaria del 2008, quando l'accesso al credito bancario si è ristretto e i tassi sui depositi sono diventati poco remunerativi. Il recente documento del Consiglio Nazionale e della Fondazione Nazionale dei Commercialisti del 25 febbraio 2026 ("Il cash pooling: vantaggi, aspetti operativi e contabili") offre oggi una cornice sistematica di riferimento che consente ai professionisti di orientare i propri clienti con maggiore sicurezza.

Quando ha senso introdurre un cash pooling

La prima domanda che il consulente deve porsi è se il gruppo abbia effettivamente i requisiti strutturali per beneficiare dello strumento. Infatti,non ogni aggregazione di società è adatta: il cash pooling presuppone l'esistenza di un gruppo in senso giuridico, con un rapporto di controllo o di influenza dominante ai sensi dell'art. 2359 c.c. e con una direzione e coordinamento esercitata in modo continuativo dalla capogruppo ex artt. 2497 e ss. c.c.

Dal punto di vista economico-finanziario, il beneficio è tanto maggiore quanto più le posizioni di cassa delle società del gruppo sono complementari, ovvero quando alcune unità generano sistematicamente liquidità mentre altre presentano fabbisogni ricorrenti. In assenza di compensazione, il gruppo paga interessi passivi sulle linee di credito di alcune società e rinuncia a rendimenti adeguati sulle eccedenze di altre: il differenziale tra il costo del debito bancario e il rendimento alternativo delle giacenze costituisce la fonte principale del risparmio ottenibile.

Il documento CNDCEC fornisce anche un'utile formula esemplificativa: con 20 milioni di eccedenze e 18 milioni di scoperti distribuiti tra entità diverse, applicando un tasso passivo del 5% e un rendimento delle eccedenze del 2%, il risparmio lordo annuo del pooling che azzera gli scoperti si avvicina a 500 mila euro, al netto dei costi fissi del servizio. Nelle realtà di gruppo di dimensioni medie o grandi, i benefici tendono a collocarsi tra 20 e 60 punti base sul volume lordo compensato.

Accanto al risparmio finanziario, occorre considerare i vantaggi indiretti: miglioramento del rating complessivo del gruppo (le agenzie valutano gli accordi di pooling in chiave di credit linkage e parental support), riduzione del rischio di liquidità, maggiore potere contrattuale verso le banche, miglioramento degli indicatori di performance (ROE, rapporto oneri finanziari/fatturato) e intercettazione precoce delle tensioni finanziarie di singole società grazie al monitoraggio giornaliero dei saldi.

I requisiti di accesso: chi può partecipare

Non tutte le società del gruppo possono o devono partecipare al sistema. In tal senso il cash pooling è pienamente ammissibile nei gruppi con controllo di diritto (capogruppo che detiene la maggioranza dei voti) o di fatto (influenza dominante senza maggioranza assoluta).

Nelle situazioni di mero collegamento (partecipazione superiore al 20% ma senza influenza dominante) il cash pooling è eccezionalmente ammesso, ma richiede piena simmetria contrattuale e autonomia decisionale delle parti. Le società partecipanti devono dimostrare un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile, nonché una solidità economico-finanziaria tale da garantire la sostenibilità dei flussi di cassa nel tempo. La giurisprudenza ha chiarito che l'instabilità o l'insolvenza di una singola società partecipante può propagarsi, anche indirettamente, all'intero sistema e alla stessa pool leader (Cass. Pen., Sez. V, 20 dicembre 2023, n. 12719).

I modelli operativi: physical, notional e nordic

La scelta del modello di cash pooling dipende dalla struttura del gruppo, dalla normativa applicabile, dal grado di integrazione desiderato e dalle implicazioni fiscali e contabili. In Italia la tipologia più diffusa è il physical cash pooling, nella sua variante zero balance (ZBCP).

Nel physical cash pooling i saldi dei conti delle società partecipanti vengono effettivamente trasferiti (di regola a fine giornata) verso un conto master intestato alla capogruppo o a una società tesoriera (la pool leader). Le società con saldo positivo “prestano” la liquidità alla tesoreria centrale; quelle in deficit ricevono i fondi necessari. Il risultato è un azzeramento giornaliero dei conti periferici (zero balance) o il loro mantenimento a un livello prestabilito (target balance). Questa modalità consente il massimo controllo centralizzato ma comporta obblighi contabili più stringenti e rischi di riqualificazione fiscale dell'operazione come finanziamento infragruppo.

Viceversa, il c.d. “notional pooling” non prevede alcun trasferimento fisico di fondi: i saldi rimangono sui conti delle singole società, ma la banca calcola gli interessi come se tutti i conti fossero riuniti in un unico saldo virtuale. Questo schema ha minori impatti contabili e giuridici, ma richiede garanzie incrociate tra le partecipanti e un coinvolgimento attivo dell'istituto bancario, che si assume il rischio aggregato del gruppo. L'Agenzia delle Entrate (risoluzione n. 194/E/2003) ha qualificato il notional come forma indiretta di finanziamento, con importanti conseguenze fiscali illustrate nel terzo articolo.

Infine, il “nordic cash pooling” è un sistema ibrido: in questo casi i i trasferimenti avvengono fisicamente verso il conto master, ma la società partecipante conserva la titolarità dei fondi trasferiti. Questo approccio, tipico dei paesi scandinavi con normative concorsuali molto stringenti sulla commistione patrimoniale, riduce il rischio di confusione tra patrimoni delle diverse entità.

SCELTA DEL MODELLO

Physical ZBCP: gruppi fortemente integrati, massima efficienza, maggiore complessità

contabile e fiscale – Target balance: gruppi con esigenze miste di autonomia e centralizzazione – Notional: gruppi che privilegiano la semplicità operativa e accettano garanzie bancarie

incrociate – Nordic; gruppi multinazionali con esposizione a normative concorsuali stringenti

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