Pagamenti PA ai professionisti, torna il tetto di 5mila euro per la compensazione con le cartelle

Articolo a cura di Studio Mudol

Il decreto fiscale corregge la stretta prevista dal 15 giugno 2026 sui compensi pagati dalla Pubblica amministrazione ai professionisti. La compensazione automatica con le somme iscritte a ruolo scatterà solo sopra la soglia di 5mila euro

Autore: Miriam Carraretto

Tra le novità contenute nel decreto fiscale, che ha ottenuto il via libera in Senato il 14 maggio, c’è anche un intervento sui pagamenti della Pubblica amministrazione ai professionisti. Il tema è quello della compensazione tra i compensi dovuti dalla PA e le somme iscritte a ruolo a carico del beneficiario. Il provedimento passa ora all'esame della Camera, quindi fino alla fine dell'iter legislativo non siamo ancora di fronte a un quadro definitivo.

In base alla disciplina introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, dal 15 giugno 2026 il meccanismo avrebbe dovuto colpire i pagamenti effettuati dalle amministrazioni pubbliche nei confronti degli esercenti arti e professioni anche in presenza di debiti fiscali di importo ridotto, superando di fatto la tradizionale soglia dei 5mila euro.

La novità era stata letta come una stretta particolarmente pesante per i professionisti, perché avrebbe consentito trattenute o blocchi anche per debiti minimi iscritti a ruolo. L’emendamento approvato al decreto fiscale interviene proprio su questo punto e reintroduce un limite, e cioè la compensazione tra spettanze dovute dalla PA e cartelle fiscali scatterà solo se i debiti iscritti a ruolo superano il vecchio tetto dei 5mila euro.

Cosa cambia dal 15 giugno 2026

La data da segnare resta il 15 giugno 2026, perché è da quel momento che la disciplina sui pagamenti PA ai professionisti è destinata a diventare operativa. La differenza, però, è sostanziale. Senza la correzione del decreto fiscale, il professionista creditore della Pubblica amministrazione avrebbe potuto subire la verifica e la compensazione anche per debiti iscritti a ruolo inferiori a 5mila euro.

Osserva:

Operativamente, il consiglio è, prima di valutare il rischio di blocco o trattenuta su una fattura verso la PA, verificare l’ammontare complessivo dei carichi iscritti a ruolo. Solo se il debito supera la soglia, il pagamento potrà essere interessato dalla procedura di compensazione.

Superato il doppio binario tra imprese e professionisti

Una nota delicata riguarda il superamento di quel doppio binario che si sarebbe così venuto a creare, tanto contestato dai professionisti.

Nella versione precedente della disciplina, il mantenimento della soglia dei 5mila euro solo per le imprese avrebbe prodotto una disparità significativa tra fornitori della PA: da un lato le imprese, tutelate appunto dalla soglia minima, e dall’altro i poveri professionisti, esposti alla trattenuta anche per debiti di importo contenuto.

Le proteste delle categorie professionali si erano concentrate proprio su questo aspetto. La norma, così come impostata, rischiava di comprimere la liquidità dei professionisti in modo sproporzionato, soprattutto nei rapporti con amministrazioni pubbliche che già presentano tempi di pagamento non sempre rapidi. Con l’emendamento approvato, il sistema torna a una logica più uniforme.

Come funziona il meccanismo di verifica

La disciplina si inserisce nell’ambito dei controlli sui pagamenti della Pubblica amministrazione. In linea generale, prima di procedere al pagamento, l’amministrazione verifica se il beneficiario risulta inadempiente rispetto a somme iscritte a ruolo.

In presenza di debiti sopra la soglia, il pagamento può essere bloccato o decurtato, con l’intervento dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, fino a concorrenza delle somme dovute. Il meccanismo ha una funzione di recupero coattivo indiretto, cioè il credito vantato dal professionista verso la PA diventa, nei limiti previsti dalla norma, una leva per soddisfare il credito erariale.

La verifica preventiva della posizione debitoria diventa quindi essenziale. Il professionista che lavora con enti pubblici dovrà conoscere in anticipo eventuali carichi iscritti a ruolo, piani di rateazione, sospensioni, contenziosi o definizioni agevolate in corso.

Le verifiche da fare

La novità interessa in modo particolare commercialisti, avvocati, ingegneri, architetti, consulenti, medici convenzionati, tecnici e, più in generale, tutti i lavoratori autonomi che emettono fattura verso amministrazioni pubbliche.

Nota bene:

Per i commercialisti che assistono professionisti con rapporti ricorrenti con la PA, le verifiche operative sono almeno quattro.

La prima riguarda l’estratto di ruolo e la posizione presso Agenzia delle Entrate- Riscossione. Occorre capire se esistono cartelle, avvisi di addebito o altri carichi affidati alla riscossione.

La seconda riguarda l’importo complessivo dei debiti rilevanti. Il nuovo tetto di 5mila euro rende decisivo il calcolo della soglia.

La terza riguarda l’eventuale presenza di rateazioni o definizioni agevolate. Un debito iscritto a ruolo ma regolarmente rateizzato potrebbe avere effetti diversi rispetto a un carico scaduto e non gestito.

La quarta riguarda la pianificazione finanziaria. Se il professionista attende pagamenti rilevanti dalla PA e ha cartelle superiori a 5mila euro, il rischio di trattenuta deve essere considerato nella gestione della liquidità.

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